ANCORA MORTI SUL LAVORO, MA SI PARLA SOLO DI COVID: LO STATO Dov’è?

martedì 21 Dicembre 2021

Da quando è iniziato l’incubo del Covid e viviamo in emergenza perenne, sembra che il paese viva in una bolla attraverso la quale è difficile carpire ciò che succede realmente. Sembra che tutte le altre emergenze del paese siano svanite. Non si parla d’altro nei media mainstream. Eppure in Italia ci sono tragedie che non hanno mai fine. Situazioni cronicizzate che non si affrontano mai e continuano a restare sottaciute. Perché nessuno parla ad esempio dei morti sul lavoro? Tre morti al giorno e più di 1000 vittime solo nei primi mesi del 2021 non sono abbastanza per giustificare un allarme sociale e una richiesta urgente affinché ci siano interventi seri e risolutivi da parte dei legislatori? I dati sulle morti bianche rese note dall’Inail sono preoccupanti e allarmanti. Ma lo Stato cosa aspetta ad intervenire e fermare questa strage indegna per un paese evoluto come l’Italia?

Quante vittime dobbiamo ancora contare prima che qualcuno si svegli e riconosca ad esse e alle loro famiglie, verità e dignità? Cosa aspetta il ministro Orando a prendere in mano la situazione con coraggio e senso di responsabilità invece di limitarsi a qualche timida dichiarazione? Stiamo parlando di un problema che esiste da tempo immemore e servono interventi strutturali importanti. Non certo i soliti provvedimenti tampone. Occorre agire subito per fermare le tragedie sul lavoro e intervenire per arginare le continue mancanze e le scandalose violazioni relative alla sicurezza sul lavoro. Servono ispezioni, verifiche puntuali e piena applicazione della normativa sulla sicurezza. Chi non rispetta gli standard e costringe un lavoratore a rischiare la vita per guadagnarsi il pane, dovrebbe pagare un pegno salato e in taluni casi anche chiudere bottega, perché chi non rispetta la vita e gioca con l’incolumità altrui, non può ricevere sconti o favori di sorta.

Purtroppo, anche una misura di buonsenso come il Superbonus, ha moltiplicato i rischi nei cantieri e questo perché come al solito si fanno le leggi senza i giusti paletti e contrappesi. Il numero di ponteggi presenti nelle nostre città è aumentato vertiginosamente e spesso i lavori vengono affidati tramite subappalti a imprese che fanno dell’ improvvisazione il loro modus operandi. In questi mesi sono nate moltissime nuove società e al di là dell’inesperienza, le scadenze ferree e le pressioni burocratiche hanno aggravato ancor di più le condizioni di lavoro degli operai che si ritrovano obbligati a rispettare ritmi insostenibili. La smania di profitto e la necessità pure legittima di recuperare gli introiti perduti dopo i disastri provocati dagli stop imposti dal Covid, esigerebbe ancora più controlli su materiali utilizzati e condizioni di lavoro. Invece tutto ciò non avviene se non in alcuni casi specifici. Spesso si tende a risparmiare su un caschetto o si scelgono materiali scadenti pur di fare economia.

Per questo una delle misure da valutare seriamente potrebbe essere l’introduzione nel codice penale dell’aggravante di infortunio mortale sul lavoro in modo tale che tutti gli imprenditori vengano responsabilizzati. In queste ultime ore il crollo della gru a Torino, ma anche altri gravi incidenti in Veneto, ci hanno offerto un altro triste dato, e cioè che a perdere la vita spesso sono i giovani. Parliamo di operai tra i 20 e i 40 anni e che si ritrovano a rischiare di morire ogni giorno. Alcuni lavori, soprattutto quelli relativi all’edilizia, sono usuranti, faticosi, e al di là del fatto che vengano svolti perlopiù dai giovani, occorre valutare che sopra le impalcature ci vanno anche uomini fino a 70 anni. Un quarto dei lavoratori impegnati sulle impalcature ha questa età ed è inaccettabile! Per questo occorrerebbe pensare anche ad una adeguata rimodulazione dell’età pensionistica e proteggere chi è costretto a mettere a rischio la propria vita per provvedere al sostentamento della famiglia. Significative sono anche le denunce di infortuni sul lavoro.

Si registra un aumento del 16 per cento solo nel settore delle costruzioni tra gennaio e settembre 2021 rispetto allo stesso periodo del 2020. Più volte abbiamo chiesto al  governo di incentivare i controlli e tutte le verifiche del caso al fine di proteggere i lavoratori sul posto di lavoro. Per tutta risposta, il Ministro Brunetta ha chiesto che le aziende fossero preventivamente avvisate rispetto alle eventuali ispezioni. Roba da matti! Invece che cercare di cogliere sul fatto chi viola le regole della sicurezza sul lavoro, gli si elargiscono favori e garantiscono tutele. Ma al Ministro vorremmo ricordare che il profitto e la ripresa di un paese, non valgono la morte di tante persone! Cìò che poi risulta incomprensibile e inaccettabile, è pensare che forse avremmo potuto salvare qualche vita in più, se solo avessero funzionato a regime tutti gli strumenti di prevenzione e controllo. Sappiamo bene che mettere fine con uno schiocco di dita al triste fenomeno delle morti sul lavoro in Italia, è impresa titanica, perché la disgrazia e l’imprevedibilità ci saranno sempre, è inutile nasconderlo, ma non possiamo definire disgrazie accidentali oltre 1000 morti bianche, che poi così bianche non sono.

In questi anni sono state tante le proposte avanzate per contrastare questa strage silenziosa. Basti pensare al tentativo di istituire la procura nazionale sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, come voleva l’allora procuratore aggiunto Raffaele Guariniello; un tentativo che non è mai andato in porto e questo dovrebbe far sentire colpevole tutta la classe politica. Una classe politica all’altezza della situazione avrebbe fatto tutto il possibile per non lasciare nulla di intentato. Ne sarebbe valsa comunque la pena, anche se si fosse rivelato uno strumento solo parzialmente efficace, ma almeno non saremmo arrivati al 2022 senza sapere se la procura nazionale sulla sicurezza potesse essere un argine efficace o meno.

Le ragioni di questa inamovibilità sono squisitamente politiche condite da sterili e gravi personalismi. Alla Camera dei deputati per esempio le infinite volte che abbiamo osato proporre di istituire questo strumento con un emendamento – la via più breve – i firmatari della proposta di legge sulla procura nazionale hanno opposto resistenza, senza preoccuparsi del fatto che siamo al termine della legislatura e in così pochi mesi non ci sarà mai il tempo sufficiente per l’approvazione. L’amara verità è che dietro queste morti ci sono anche colpe riconducibili a personalismi ed egocentrismi. Occorre inoltre fare una riflessione più ampia su quanto la narrazione dominante che porta avanti solo le teorie sulla pandemia e le strategie da adottare per combatterla, stia diventando ingombrante. È mai possibile che ci si dimentichi che l’Italia ha una marea di problemi che vengono colpevolmente sottaciuti e trascurati?

Forse è tempo di darsi una svegliata. Uscire dal girone dei sonnambuli e rientrare nella vita vera. Consapevoli di dover combattere un virus insidioso, ma coscienti del fatto che la vita delle persone sia fatta di tante altre cose che non possono essere messe da parte. Nascoste in un cono d’ombra attraverso il quale la politica si autoassolve in un delirante stato di emergenza perpetuo che contempla un solo problema in un oceano di disastri.

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