DEF 2022: la realtà che non c’è

mercoledì 20 Aprile 2022

Se nel 1980 il grande Edoardo Bennato compose “l’Isola che non c’è”, nel 2022 il Governo dei Migliori ha composto “La realtà che non c’è”. Quella che troviamo scritta nel Documento di Economia e Finanza (DEF) 2022 è infatti una realtà smontata e ricostruita a proprio piacimento.

Per chi non lo sapesse, il DEF è il documento economico con il quale il Governo analizza lo scenario macroeconomico a tre anni del Paese, delimita i confini degli interventi che intende realizzare.

Dopo il 2021 del tanto decantato “boom economico” – artificio lessicale di cui il Governo si è riempito la bocca per raccontare una ripresa economica figlia del tragico crollo del PIL del 9 per cento del 2020 – ci ritroviamo a commentare uno scenario economico che inizia a farsi assai preoccupante.

Per il 2022 il Governo stima una crescita del PIL al 2,9 per cento, in calo dalla previsione del 4,7 per cento inserita nella Nota di Aggiornamento al DEF 2021. La presa d’atto di un calo significativo, certo, tuttavia ben lontana da quella che è la reale entità del peggioramento economico che il nostro sistema produttivo rischia di dover fronteggiare.

E attenzione, le critiche sulle stime di crescita non vengono mosse per la prima volta qui, da noi di Alternativa. Queste stime fuori dalla realtà hanno imbarazzato prima di noi persino istituzioni quali Bankitalia e la Corte dei Conti, nonché lo stesso Ufficio Parlamentare di Bilancio, che intervenute in audizione non hanno potuto esimersi dal manifestare tutta la loro perplessità circa le previsioni ottimistiche del Governo.

Il capovolgimento della realtà non è casuale, non è solo l’ennesimo tentativo orwelliano di descrivere quello attuale come il migliore dei mondi possibili, si tratta di una premessa necessaria per il Governo per giustificare la propria inazione di fronte alla crisi economica che si sta per abbattere sugli italiani.

Ce lo dice chiaro e tondo nel DEF, dove scrive “di confermare l’obiettivo di rapporto tra deficit e PIL del Documento Programmatico di Bilancio (pari al 5,6 per cento) e di utilizzare il risultante margine di 0,5 punti percentuali di PIL per finanziare un nuovo provvedimento da finalizzare nel mese di aprile”. Nessun intervento sostanziale, dunque, si va avanti come programmato. D’altronde, se tutto va bene, a cosa serve intervenire?

Il problema è non tutto va bene, anzi. La strategia è chiara: sovrastimare le previsioni di crescita, raccontare una realtà che non c’è, e così giustificare la scelta di abbandonare gli italiani nel bel mezzo della tempesta.

Il conto è presto fatto. Cinque miliardi sono tutto ciò che il Governo mette sul piatto per fronteggiare le conseguenze dell’aumento dei prezzi energetici, dell’inasprirsi della carenza di materiali fondamentali nei processi produttivi di molte aziende, nonché di prossime crisi alimentari e umanitarie.

Nessuno scostamento di bilancio, dunque, alla faccia del tanto fumo di Lega e 5Stelle, di Salvini e Conte, che a parole in queste settimane ci hanno ripetuto quanto fosse necessario per dare un sostegno al sistema produttivo e alle famiglie italiane. Alla prova dei fatti questi partiti votano un DEF che esclude uno scostamento di bilancio, rinnegando tutto ciò che avevano detto fino al giorno prima, come è ormai loro abitudine.

È questo il reale interesse che costoro nutrono per le sorti di migliaia di imprese e lavoratori italiani?

Come si può pensare che tutto ciò sia una risposta sufficiente per quegli italiani che non sanno come pagare le bollette, per quei pescatori che preferiscono tenere i pescherecci in porto piuttosto che in mare, per quei camionisti costretti a lavorare in perdita, e per tutti quegli imprenditori che non possono produrre e soddisfare gli ordini, e sono costretti a mettere i propri dipendenti in cassa integrazione?

Persino Bankitalia, nella sua relazione, ci informa che le previsioni di crescita del PIL riportate nel Def, pari al 3,1% nel 2022, “presuppongono che gli effetti più rilevanti della guerra in Ucraina si manifestino nella prima metà dell’anno e che il prodotto torni a espandersi rapidamente già dopo l’estate, quando recupererebbe i livelli pre-pandemia”. Una formula elegante per bocciare la realtà descrittaci dal “Governo dei Migliori”.

Chi mai potrebbe assumere questo scenario come credibile? Non c’è bisogno d’essere analisti o strateghi per comprendere che si tratta di previsioni fuori dalla realtà.

Il dato, di per sé allarmante, è aggravato dalle previsioni sull’inflazione che grava sui consumi delle famiglie. Il rischio concreto è quello di una stagflazione, con un PIL che vede arrestare la sua fase di ripresa, e un’inflazione che inizia a erodere il potere d’acquisto dei salari.

E mentre le bollette degli italiani bruciano, da bravo soldatino dei tecnocrati di Bruxelles il Governo viaggia spedito verso l’avanzo primario di bilancio!

Un Governo serio avrebbe dibattuto insieme al Parlamento sui rischi concreti dei prossimi mesi, e sarebbe immediatamente intervenuto con uno scostamento di bilancio per dare pieno sostegno all’economia, alle imprese, alle famiglie. Al contrario, si è scelta ancora una volta la strada del servilismo verso Bruxelles. Lo stesso servilismo con il quale in queste settimane diversi esponenti del Governo e della maggioranza si sono lasciati andare a bellicose e inopportune dichiarazioni, che rischiano solo di aggiungere ulteriore turbolenza a uno scenario già molto complicato.  

Sono proprio gli scenari di rischio a preoccupare maggiormente e a rendere l’idea dell’inconsistenza delle previsioni e dell’intervento pensato dal Governo. Nel DEF si scrive che “nello scenario più sfavorevole” – ossia nel caso del blocco delle esportazioni russe di gas e petrolio a partire da fine aprile 2022, che perduri per tutto il 2023 – “la crescita del PIL in termini reali nel 2022 sarebbe pari a 0,6 per cento e nel 2023 a 0,4 per cento”. È Bankitalia a rivedere in modo netto queste stime, prevedendo un andamento del PIL nel 2022 e 2023 con evidente segno meno, e con un’inflazione che sfiorerebbe l’8% nel 2022.

La stessa UPB, che ha validato il DEF, ci informa di aver simulato quali sarebbero gli effetti del protrarsi del conflitto rispetto all’ipotesi di una sua risoluzione in tempi relativamente brevi: i risultati, che verranno dettagliati nella Nota sulla congiuntura di prossima pubblicazione, indicano che l’impatto per l’economia italiana sarebbe non trascurabile.

In uno scenario di totale incertezza il Governo ha scelto di fare finta di nulla, di agire come se questi rischi non esistessero. Mentre in Germania si parla apertamente di rischio di grave recessione in caso di venire meno del gas russo, con il blocco di intere filiere produttive, il Governo italiano fantastica con irrealistiche previsioni di crescita economica, al solo fine di giustificare la propria inazione.

Per onestà dobbiamo ammettere che non si poteva pretendere di più da questo Governo dell’inciucio, che tiene insieme Salvini e la Boldrini, Berlusconi e Conte, il cui unico vero collante è la poltrona, e che ormai fa parlare di sé solo per i continui scontri interni.

In mezzo a tanta confusione, lasciate per una volta a noi di Alternativa il compito di fare una previsione: se “Il Governo dei Migliori” non smentirà se stesso quanto prima, intervenendo in corso d’anno e con evidente ritardo per stanziare nuove risorse per famiglie e imprese, saranno gli italiani a intervenire per rimuovervi prima della fine di questa agonizzante legislatura.

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