Le conseguenze indesiderate delle politiche sui vaccini COVID-19

mercoledì 1 Giugno 2022

Le conseguenze indesiderate delle politiche sui vaccini COVID-19: perché obblighi, passaporti e restrizioni possono causare più danni che benefici.

di Kevin Bardosh, Alex de Figueiredo, Rachel Gur-Arie, Euzebiusz Jamrozik, James Doidge, Trudo Lemmens, Salmaan Keshavjee, Janice E Graham, Stefan Baral

Alternativa offre per la prima volta in Italia all’attenzione dei lettori (e di chiunque dibatta in tema di gestione della crisi covid) un importante e corposo articolo scientifico  pubblicato recentemente dal ‘British Medical Journal’, una delle più importanti riviste mediche del mondo. L’analisi è clamorosa e smentisce tutto il paradigma su cui in particolare in Draghistan si è costruita una gestione coercitiva, autoritaria, ricattatoria dell’emergenza sanitaria.
Buona lettura!

Abstract

Le politiche di vaccinazione sono cambiate drasticamente durante l’epidemia di COVID-19, con la rapida comparsa di prescrizioni vaccinali applicate all’intera popolazione, passaporti vaccinali nazionali e restrizioni differenziali basate sullo status vaccinale. Sebbene queste politiche abbiano stimolato un ampio dibattito etico, scientifico, pratico, legale e politico, è stata effettuata una valutazione limitata alle loro potenziali conseguenze indesiderate. Qui, delineiamo una serie completa di ipotesi sul perché queste politiche potrebbero, in definitiva, essere controproducenti e dannose. La nostra cornice concettuale abbraccia quattro campi: (1) la psicologia comportamentale, (2) la politica e il diritto, (3) la socioeconomia e (4) l’integrità della scienza e della salute pubblica. Sebbene gli attuali vaccini sembrino aver avuto un impatto significativo sulla riduzione della morbilità e mortalità correlate al COVID-19, sosteniamo che le attuali politiche obbligatorie sui vaccini siano scientificamente discutibili e possano causare più danni che benefici alla società. La limitazione dell’accesso dei cittadini al lavoro, all’istruzione, ai trasporti pubblici e alla vita sociale, impiegando come discrimine lo status vaccinale contro il COVID-19, pregiudica i diritti umani, promuove la stigmatizzazione e la polarizzazione sociale e, infine, influisce negativamente sia sulla salute che sul benessere. Le politiche attuali possono portare a un ampliamento delle disuguaglianze sanitarie ed economiche, a impatti negativi a lungo termine sulla fiducia nel governo e nelle istituzioni scientifiche e a ridurre l’adozione di future misure di salute pubblica, compresi gli stessi vaccini COVID-19 e le vaccinazioni ordinarie. L’obbligo della vaccinazione è uno degli interventi più potenti nella salute pubblica e dovrebbe essere usato con parsimonia e cautela, nel rispetto delle norme etiche e in supporto alla fiducia nelle istituzioni. Sosteniamo che le attuali politiche sui vaccini COVID-19 debbano essere rivalutate alla luce delle conseguenze negative che descriveremo. L’impiego di strategie di empowerment basate sulla fiducia e sulla consultazione pubblica e sul miglioramento dei servizi e delle infrastrutture sanitarie, rappresentano un approccio più sostenibile per ottimizzare i programmi di vaccinazione contro il COVID-19 e, più in generale, la salute e il benessere della popolazione.

Scheda riassuntiva

  • Le politiche obbligatorie sui vaccini COVID-19 sono state impiegate in tutto il mondo durante la pandemia COVID-19 con l’obiettivo di aumentare i tassi di vaccinazione. Ma queste politiche hanno provocato una notevole resistenza sociale e politica, suggerendo che le loro conseguenze, sebbene non intenzionali, possano essere dannose, non etiche, senza una valida giustificazione scientifica e, in ultima analisi, inefficaci.
  • Descriviamo un’ampia serie di ipotesi sul motivo per cui le attuali politiche sui vaccini COVID-19 potrebbero rivelarsi controproducenti e dannose per la salute pubblica. La nostra cornice concettuale sintetizza spunti tratti dalla psicologia comportamentale (reattanza, dissonanza cognitiva, stigmatizzazione e sfiducia), dalla politica e dal diritto (effetti sulle libertà civili, polarizzazione e governance globale), dalla socio-economia (effetti sulla disuguaglianza, capacità del sistema sanitario e benessere sociale) e dall’integrità della scienza e della salute pubblica (l’erosione dell’etica della salute pubblica e del controllo normativo).
  • La nostra analisi suggerisce con forza che le politiche obbligatorie sui vaccini COVID-19 abbiano avuto effetti dannosi sulla fiducia nel settore pubblico, sulla fiducia nei vaccini, sulla polarizzazione politica, sui diritti umani, sulle disuguaglianze e sul benessere sociale. Mettiamo in dubbio l’efficacia e le conseguenze della politica di vaccinazione coercitiva in risposta alla pandemia e sollecitiamo la comunità di ricercatori e i responsabili politici a tornare ad approcci di salute pubblica non discriminatori, basati sulla fiducia.

Introduzione

Dal 2021, i governi e la comunità scientifica hanno implementato e giustificato politiche vaccinali obbligatorie per controllare il COVID-19. Queste politiche, attuate da ogni sfumatura dello spettro politico, inclusa la maggior parte delle democrazie liberali, si sono diffuse a livello globale e si sono concretizzate in: obblighi sul posto di lavoro (ad esempio, l’obbligo federale statunitense “No jab, no job [Niente lavoro senza la puntura]”); green pass o passaporti vaccinali che limitano l’accesso alle attività sociali e al viaggio (es. Israele, Australia, Canada, Nuova Zelanda e la maggior parte dei paesi europei); prescrizioni scolastiche (ad esempio, la maggior parte delle università nordamericane); lockdown differenziali per i non vaccinati (es. Austria e Australia); l’uso delle metriche vaccinali per revocare i lockdown e altre restrizioni (ad esempio, Australia, Canada e Nuova Zelanda); accesso differenziato all’assicurazione medica e all’assistenza sanitaria (es. Singapore); e la vaccinazione obbligatoria dell’intera popolazione attraverso tasse, multe e reclusione per i non vaccinati (ad es. Filippine, Austria, Grecia) (vedi tabella 1).

PoliticaNazioni
Prescrizioni ‘No jab, no job’
(es. impiegati pubblici, lavoratori essenziali, settore pubblico e privato)
Australia, Canada, Cina, Costa Rica, Croazia, Repubblica Ceca, Danimarca, Egitto, Figi, Francia, Ghana, Ungheria, Italia, Kazakistan, Lettonia, Libano, Nuova Zelanda, Oman, Polonia, Filippine, Russia, Arabia Saudita, Tunisia, Turchia, Ucraina, Stati Uniti
Prescrizioni per i lavoratori sanitariAustralia, Gran Bretagna, Canada, Croazia, Repubblica Ceca, Inghilterra, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Libano, Nuova Zelanda, Polonia, USA (alcuni stati)
Passaporti vaccinali nazionali per frequentare eventi sociali, ristoranti, bar, discoteche, palestre, luoghi di intrattenimento e per viaggi in autobus/treno/aereoAustralia, Austria, Gran Bretagna, Bulgaria, Canada, Repubblica Ceca, Danimarca, Egitto, Francia, Germania, Italia, Israele, Kenya, Libano, Marocco, Paesi Bassi, Romania, Serbia, Singapore, Svizzera, Corea del Sud, Ucraina, USA (alcuni stati)
Prescrizioni scolasticheCanada (diverse province), Costa Rica, Lituania e USA (alcuni stati)
Vaccinazione obbligatoria integraleAustria, Ecuador, Germania, Indonesia, Micronesia, Turkmenistan, Tagikistan
Vaccinazione obbligatoria per gli anzianiRepubblica Ceca, Grecia, Malesia, Russia

Questo non è un elenco completo delle politiche impiegate, che all’inizio del 2022 stanno cambiando rapidamente. Questo elenco esclude l’uso di lockdown per i non vaccinati (ad es. Austria, Germania, Australia), il requisito di vaccinazione per i viaggi all’estero, multe e sanzioni (tra cui, accesso limitato ai servizi sociali e all’assistenza medica, limitazioni della capacità lavorativa e minacce di reclusione) e l’uso di metriche vaccinali per l’implementazione di altre restrizioni. C’è una variazione significativa nel modo in cui i paesi riconoscono l’immunità derivata dall’infezione, consentono esenzioni religiose, filosofiche e/o mediche e incorporano i test come alternativa alla vaccinazione. Inoltre, alcuni paesi hanno implementato una combinazione di politiche e interventi, quindi l’uno di una soluzione non ne impedisce un’altra. A partire da marzo 2022, alcuni paesi hanno cambiato rotta e hanno deciso di non attuare queste politiche a causa delle mutate circostanze epidemiologiche e della protesta sociopolitica. Testo adattato da fonte Reuters.


La motivazione pubblicamente comunicata per l’attuazione di tali politiche è cambiata nel tempo. All’inizio, la vaccinazione COVID-19 era presentata come una misura per la salute pubblica che si focalizzava sulla protezione dei più vulnerabili. Questa fase rapidamente slittò in una nuova, incentrata sulle soglie di vaccinazione atte a raggiungere l’immunità di gregge e “porre fine alla pandemia” per “tornare alla normalità”, quando fu disponibile una adeguata sufficiente fornitura di vaccini. Alla fine dell’estate del 2021, ci si spostò nuovamente su una raccomandazione di vaccinazione universale finalizzata a ridurre gli ospedalizzati e il carico delle unità di terapia intensiva (ICU) in Europa e Nord America, così da affrontare la “pandemia dei non vaccinati”.

I vaccini contro il COVID-19 sono stati una misura cruciale durante la pandemia, grazie a dati coerenti sull’efficacia vaccinale nell’evitare morbilità e mortalità correlate al COVID-19. Tuttavia, il razionale scientifico a supporto delle politiche obbligatorie sui vaccini si è trovato in discussione sempre di più, a causa del declino dell’immunità sterilizzante e della preoccupazione prodotta dalle nuove varianti. Un numero crescente di prove attesta una significativa diminuzione dell’efficacia contro l’infezione (e la trasmissione) a 12–16 settimane, sia con le varianti Delta che Omicron, che include i vaccinati con terza dose. Dai primi rapporti di trasmissione post-vaccinazione a metà del 2021, è diventato chiaro che gli individui vaccinati e non vaccinati, una volta infettati, trasmettono il virus con tassi simili. L’efficacia del vaccino può anche rivelarsi inferiore nelle fasce di età più giovani. Mentre tassi più elevati di ospedalizzazione e morbilità e mortalità associate possono effettivamente essere osservate tra i non vaccinati in tutte le fasce d’età, i green pass generalizzati e le prescrizioni obbligatorie non sembrano tenere in considerazione l’estremo differenziale di rischio tra le varie fette della popolazione (i benefici sono maggiori negli anziani), e spesso sono giustificati in base alla riduzione della trasmissione e, in molti paesi, ignorano del tutto il ruolo protettivo offerto da una precedente infezione.

Le politiche sulle prescrizioni e sui passaporti hanno scatenato una resistenza da parte di comunità e formazioni politiche, comprese delle energiche proteste di massa. Gran parte dei media e dei dibattiti pubblici nelle democrazie liberali hanno inquadrato questo conflitto come una conseguenza delle forze “anti-scienza” e “di destra”, ripetendo semplicistiche narrazioni su complesse percezioni e risposte pubbliche. Sebbene in alcuni contesti esistano obblighi vaccinali per altre malattie (ad esempio, nelle scuole o per i viaggi all’estero nel caso della febbre gialla) e, in alcuni casi, per gli operatori sanitari (HCW), le prescrizioni, i passaporti e lockdown per l’intera popolazione non hanno precedenti e non sono mai stati implementati in precedenza su questa scala. Queste politiche vaccinali sono state in gran parte inquadrate come un’offerta di “vantaggi” (libertà) per i detentori di un set completo di vaccinazioni contro il COVID-19, mentre una percentuale considerevole della popolazione ritiene che un accesso alla salute, al lavoro, ai viaggi e alle attività sociali condizionato dallo status vaccinale sia intrinsecamente punitivo, discriminatorio e coercitivo. Ci sono anche segnali preoccupanti su come le attuali politiche vaccinali, piuttosto che essere basate sulla mera scienza, siano guidate da atteggiamenti sociopolitici che rafforzano la segregazione, la stigmatizzazione e la polarizzazione, erodendo ulteriormente il contratto sociale in molti paesi. Una valutazione dei potenziali danni sociali prodotti delle restrizioni legate alla pandemia di COVID-19 è essenziale per garantire che la politica in materia di salute pubblica e pandemia sia efficace, proporzionata, equa e giuridicamente giustificata. La complessità delle risposte pubbliche a queste nuove politiche sui vaccini, attuate all’interno dell’inedito contesto sociopolitico della pandemia, richiede una valutazione.

In questo paper riflettiamo sulle attuali politiche vaccinali COVID-19 e delineiamo una esauriente serie di ipotesi sul perché potrebbero avere conseguenze indesiderate di vasta portata che si dimostrano sia controproducenti che dannose per la salute pubblica, specialmente all’interno di alcuni gruppi sociodemografici. La nostra cornice concettuale considera quattro settori: (1) la psicologia comportamentale, (2) la politica e il diritto, (3) la socioeconomia e (4) l’integrità della scienza e della salute pubblica. Il nostro obiettivo non è fornire una panoramica completa o ricapitolare in maniera completa le ampie argomentazioni etiche e legali contro (o a favore) delle prescrizioni e dei passaporti vaccinali COVID-19. Queste sono stati ampiamente discusse da altri. Non è ancora possibile una valutazione completa del contributo delle prescrizioni e dei passaporti alla riduzione della morbilità e della mortalità da COVID-19, sebbene alcuni studi esistenti sulla diffusione dei vaccini siano citati di seguito. Piuttosto, il nostro obiettivo è quello di fornire materiale addizionale a queste argomentazioni, delineando un quadro interdisciplinare delle scienze sociali su come ricercatori, responsabili politici, gruppi della società civile e autorità sanitarie pubbliche possano affrontare la questione del danno sociale non intenzionale prodotto da queste politiche, anche riguardo alla fiducia nel settore pubblico, la fiducia nei vaccini, la polarizzazione politica, i diritti umani, le disuguaglianze e il benessere sociale. Riteniamo che questa prospettiva sia urgente e necessaria per contribuire alle politiche pandemiche attuali e future. Le politiche vaccinali obbligatorie applicate all’intera popolazione sono diventate una parte normativa della governance della pandemia e della biosicurezza di molti paesi. Ci chiediamo se ciò sia avvenuto a scapito di comunità indigene e degli adattamenti dei gruppi a rischio, basandoci su un impegno democratico deliberativo e su approcci di salute pubblica non discriminatori, basati sulla fiducia.

Cosa possiamo imparare dalle scienze comportamentali?

Reattanza, trinceramento e assunzione del vaccino

A parte la vaccinazione obbligatoria degli anziani (in Repubblica Ceca, Grecia, Malesia e Russia), la maggior parte delle politiche non specifica quali categorie siano a rischio più elevato di subire le ripercussioni più gravi del COVID-19, tra cui i tassi di assunzione del vaccino COVID-19 e la fiducia nel medesimo sono molto alti.

Sebbene gli studi suggeriscano come sia probabile che le attuali politiche aumentino in una certa misura i tassi di vaccinazione totali, gli aumenti sono stati maggiori nei soggetti di età inferiore ai 30 anni (un gruppo a rischio molto basso) e nei paesi con una diffusione inferiore alla media. Inoltre, le intuizioni della psicologia comportamentale suggeriscono come sia probabile che queste politiche rafforzino la sfiducia e provochino reattanza, uno sprone a contrastare una minaccia irragionevole alla propria libertà. La letteratura esaminata da Drury et al, incluso un sondaggio di Porat et al nel Regno Unito e in Israele, ha rilevato che la vaccinazione obbligatoria contro il COVID-19 aumenta con grande probabilità il livello di rancore, specialmente in coloro che sono già diffidenti nei confronti delle autorità, e fanno ben poco per persuadere chi è già riluttante. Due esperimenti in Germania e negli Stati Uniti hanno scoperto come sia probabile che una nuova prescrizione vaccinale stimolerebbe ulteriormente l’attivismo anti-vaccinale, ridurrebbe il rispetto di altre misure di salute pubblica e diminuirebbe l’accettazione di futuri vaccini volontari contro l’influenza o la varicella. Un terzo l’esperimento ha rilevato che le prescrizioni selettive hanno aumentato la reattanza quando gli obiettivi relativi all’immunità di gregge non erano chiaramente esplicitati, cosa che la maggior parte dei governi non è riuscita a fare in modo adeguato e convincente, poiché hanno sostituito la logica dall’immunità di gregge alle metriche di ricovero in ospedale o in terapia intensiva. De Figueiredo et al hanno scoperto che i passaporti vaccinali nel Regno Unito hanno indotto una netta diminuzione nella volontà di farsi vaccinare tra coloro che non avevano ricevuto un set completo di dosi, mentre Bell et al hanno constatato come gli operatori sanitari del Regno Unito che si sentivano costretti a vaccinarsi avessero maggiori probabilità rifiutare il vaccino contro il COVID-19. Jørgensen et al hanno scoperto che la reintroduzione dei passaporti per i vaccini alla fine del 2021 in Danimarca ha aumentato la sfiducia tra i non vaccinati. Infine, evidenze recenti dalla Francia suggeriscono come il passe sanitaire sia associato a un aumento della diffusione della vaccinazione, ma ottenuto in misura minore tra le fasce più vulnerabili, ed abbia anche contribuito a un aumento degli effetti nocebo, senza poi ridurre l’esitanza vaccinale; gli autori hanno concluso lo studio così: “La vaccinazione obbligatoria per il COVID-19 corre il rischio di politicizzare ulteriormente i vaccini e rafforzare la sfiducia nei loro confronti”.

Dissonanza cognitiva

La ricezione di queste politiche da parte della popolazione è avvenuta nel contesto di una pandemia in rapida evoluzione. Spesso, gli annunci pubblici e la loro copertura mediatica si sono semplificati in maniera eccessiva, hanno avuto difficoltà a segnalare potenziali eventi avversi (incluso un rischio potenzialmente più elevato nei convalescenti) e hanno sopravvalutato l’efficacia del vaccino sulla trasmissione del virus. Significative preoccupazioni dell’opinione pubblica riguardo ai segnali di sicurezza e alla farmacovigilanza sono state alimentate dalla mancanza di una piena trasparenza dei dati degli studi clinici COVID-19, nonché da dati mutevoli sugli effetti avversi, come eventi di coagulazione del sangue, miocardite e alterazione del ciclo mestruale. Questa mutevolezza è stata associata alle modifiche delle linee guida sulla vaccinazione in termini di ammissibilità per diversi vaccini in alcuni paesi. Prescrizioni, passaporti e lockdown creano un ambiente in cui gli effetti di reattanza sono potenziati, perché le persone con scarsa fiducia nel vaccino interpretano queste informazioni contraddittorie come convalida dei loro sospetti e delle loro preoccupazioni. La pressione a vaccinarsi e le conseguenze del rifiuto accrescono lo scrutinio delle informazioni da parte del pubblico e la sua richiesta di chiarezza e trasparenza. Le politiche attuali hanno probabilmente facilitato vari livelli di dissonanza cognitiva, uno stress psicologico aumentato dalla percezione di informazioni contraddittorie.

Citando il potenziale di resistenza alla vaccinazione, nel dicembre 2020 il direttore del dipartimento di immunizzazione dell’OMS ha dichiarato: “Non credo che l’obbligatorietà della vaccinazione [COVID-19] sia prevedibile in nessuno stato”. Molti governi inizialmente hanno assecondato dichiarazioni pubbliche di questo tenore, solo per poi cambiare posizione, spesso all’improvviso, a metà o alla fine del 2021, durante l’impennata del Delta o dell’Omicron, anche in Austria (il primo paese ad annunciare l’obbligatorietà completa per tutta la popolazione). La dissonanza cognitiva potrebbe essere stata aggravata dal cambiamento della logica sottostante alle politiche di obbligatorietà dei vaccini, che originariamente si concentravano sul raggiungimento dell’immunità di gregge così da fermare la trasmissione virale e includevano comunicazioni secondo cui le persone vaccinate non potevano infettarsi o diffondere il COVID-19. Le politiche spesso mancavano di una comunicazione, giustificazione e trasparenza chiare, il che ha contribuito a persistenti ambiguità e preoccupazioni pubbliche riguardo alla loro logica e proporzionalità. Alla fine del 2021, tuttavia, la reintroduzione di onerosi interventi non farmaceutici nei paesi con prescrizioni e passaporti ha perpetuato la dissonanza cognitiva, poiché i governi avevano promesso che la vaccinazione avrebbe assicurato un “ritorno alla normalità” e molte persone (soprattutto i più giovani) si erano vaccinate sulla base di questi annunci. Quando le regole dell’obbligatorietà sono percepite come prive di una solida base scientifica, la probabilità di un attento scrutinio da parte della popolazione e di danni a lungo termine alla fiducia nelle istituzioni scientifiche e negli organismi di regolamentazione è molto più elevata. Un buon esempio è la mancanza di riconoscimento dell’immunità derivata dall’infezione che si è manifestata nelle prescrizioni e nei passaporti vaccinali imposti in Nord America, concernente i luoghi di lavoro e la maggior parte delle università e dei college. Nonostante la chiara evidenza che l’immunità derivata dall’infezione fornisce una protezione significativa da malattie gravi al pari della vaccinazione, lo status di precedente infezione è stato costantemente sottovalutato. Molti individui con immunità post-infezione sono stati sospesi o licenziati dal lavoro (o costretti ad andarsene) o non sono stati in grado di viaggiare o partecipare alla vita sociale, mentre la trasmissione continuava tra individui vaccinati sul loro posto di lavoro. Questa incoerenza è stata ampiamente discussa dai media conservatori e libertari americani in modi che hanno rafforzato la sfiducia non solo nella base scientifica delle politiche vaccinali, ma anche sull’intero istituto della sanità pubblica, compreso il Centro statunitense per il Controllo e la prevenzione delle Malattie (il CDC).

La stigmatizzazione come strategia della salute pubblica

Dal 2021, il discorso pubblico e politico ha normalizzato la stigmatizzazione nei confronti delle persone non vaccinate, spesso infondendo di discriminazione il tono o la cornice concettuale degli articoli proposti dai media. I leader politici hanno isolato i non vaccinati, incolpandoli di una pluralità di eventi negativi, quali: la prosecuzione della pandemia; il sovraccarico della capacità ospedaliera; l’emersione di nuove varianti; di essere la causa della trasmissione a soggetti vaccinati; della necessità di lockdown continui, di mascherine, chiusure scolastiche e altre misure restrittive (vedi tabella 2). La retorica politica si è trasformata in moralismo, nell’uso di un capro espiatorio da incolpare usando termini peggiorativi e promuovendo attivamente la discriminazione nei suoi confronti come strumenti atti ad aumentare il tasso di vaccinazione. Ciò è divenuto socialmente accettabile tra i gruppi pro-vaccino, nei media e nella popolazione in generale, i quali consideravano la vaccinazione completa come un obbligo morale e parte del contratto sociale. L’effetto, tuttavia, è stato quello di polarizzare ulteriormente la società, fisicamente e psicologicamente, con una limitazione della discussione riguardo a strategie specifiche per aumentare l’adozione vaccinali, specialmente nelle comunità in cui ci sarebbero vantaggi individuali e sociali sproporzionatamente più alti. Raramente si discute su chi siano coloro che scelgono di non vaccinarsi e sul motivo per cui scelgano di non farlo. La politica vaccinale sembra aver incanalato gli atteggiamenti sociali in una dinamica noi/loro, piuttosto che aver condotto verso strategie adattive per diverse comunità e gruppi a rischio.


Tabella 2: Retorica politica sui non vaccinati

Emmanuel Macron, Primo Ministro della Francia: “Resiste solo una piccolissima minoranza. Come riduciamo quella minoranza? Facendola incazzare ancora di più… Quando le mie libertà minacciano quelle degli altri, divento un irresponsabile. Un irresponsabile non è un cittadino».

Justin Trudeau, Primo Ministro del Canada: “Quando le persone si vedono rimandare le cure contro il cancro e gli interventi chirurgici elettivi perché i letti sono pieni di chi ha scelto di non vaccinarsi, sono frustrate… Quando le persone vedono che siamo in lockdown o che ci sono gravi restrizioni dovute alla salute pubblica, a causa del rischio rappresentato per tutti noi da chi non si è vaccinato, si arrabbiano”.

“Sono estremisti che non credono nella scienza, spesso sono misogini, spesso anche razzisti… È un piccolo gruppo che tenta di imporsi e noi dobbiamo fare una scelta, come leader e come Paese: dobbiamo tollerare questa gente?”

Joe Biden, Presidente degli USA “Questa è una pandemia di non vaccinati. Ed è causato dal fatto che, nonostante l’America abbia un programma di vaccinazione senza precedenti e di successo, nonostante il fatto che per quasi cinque mesi siano disponibili vaccini gratuiti in 80’000 località diverse, abbiamo ancora quasi 80 milioni di americani che non si sono vaccinati.”

“Non vaccinati: davanti a voi c’è un inverno di gravi malattie e di morte. Per voi stessi, per le vostre famiglie e per gli ospedali che presto travolgerete”

Naftali Bennett, Primo Ministro di Israele “Cari cittadini, coloro che rifiutano i vaccini stanno mettendo in pericolo la loro salute, coloro che li circondano e la libertà di ogni cittadino israeliano. Stanno mettendo in pericolo la nostra libertà di lavorare, la libertà dei nostri figli di imparare e la libertà di organizzare feste in famiglia. Chi rifiuta i vaccini fa male a tutti noi, perché se tutti noi fossimo vaccinati, saremmo tutti in grado di vivere la nostra vita quotidiana. Ma se un milione di israeliani continua a non farsi vaccinare, questo obbligherà gli altri otto milioni a chiudersi nelle loro case».

Michael Gunner, Primo Ministro dei Territori del Nord, Australia “Se sei anti-prescrizione, sei assolutamente no-vax, non mi interessa se ti sia vaccinato. Se sostieni, appoggi, consenti, dai conforto a [oppure] sostieni chiunque si opponga al vaccino, sei un no-vax, assolutamente. Il tuo stato di vaccinazione personale non è rilevante. Se fai una campagna contro l’imposizione… Se dici di essere a favore della “persuasione”, chiudi il becco. Sei no-vax.”

Jacinda Ardern, PM della Nuova Zelanda: “Se non sei ancora vaccinato, non solo sarai più a rischio di contrarre il COVID-19, ma molte delle libertà di cui godono gli altri saranno per te fuori portata… abbiamo gestito tassi di vaccinazione molto elevati, in genere, senza l’uso di prescrizioni, ma ciò che mi è diventato chiaro è che non sono solo uno strumento per aumentare i vaccini, sono uno strumento per la fiducia. Le persone vaccinate vorranno sapere di trovarsi in mezzo ad altre persone vaccinate… è uno strumento per le imprese”

Tony Blair, ex primo ministro del Regno Unito: “Dobbiamo prendere di mira i non vaccinati. Francamente, se al momento non sei vaccinato e sei idoneo e non hai motivi di salute per non essere vaccinato, non sei solo irresponsabile, ma sei un idiota. Mi dispiace, ma in verità lo sei. Con questa variante di Omicron… ti infetterai e questo metterà a dura prova il servizio sanitario”.Rodrigo Duterte, Presidente delle Filippine: “Ora sto dando ordine ai capi villaggio di cercare le persone che non si sono vaccinate e di chiedere loro di restare [a casa]… Se si rifiutano di vaccinarsi, e continuano ad uscire di casa, i capi villaggio hanno il potere di arrestarli…”


La retorica politica sui non vaccinati

Sfruttare la stigmatizzazione come strategia di salute pubblica, indipendentemente dal fatto che gli individui siano contrari o meno ai vaccini, è probabilmente inefficace nel promuovere l’adozione del vaccino. Gli individui non vaccinati o parzialmente vaccinati spesso hanno preoccupazioni basate su una qualche forma di prova tangibile (ad es., precedente infezione da COVID-19, dati di rischio basati sull’età, problemi di fiducia storici/attuali con la salute pubblica e i governi, incluso il razzismo strutturale), esperienze personali (ad es., esperienza diretta o indiretta di reazioni avverse ai farmaci o lesioni iatrogene, traumi non correlati, problemi d’accesso alle cure per far fronte a eventi avversi, ecc.) e preoccupazioni sul processo democratico (ad es. la convinzione che i governi abbiano abusato del loro potere invocando uno stato di emergenza costante, evitando la consultazione pubblica e facendo eccessivo affidamento sui dati prodotti dalle aziende farmaceutiche) che potrebbero prevenire o ritardare la vaccinazione. Una retorica accesa contrasta con il consenso sociale pre-pandemia sul fatto che i comportamenti sanitari (compresi quelli legati a noti fattori di rischio per il COVID-19 grave, ad esempio fumo e obesità) non influiscono sul modo in cui le istituzioni mediche, culturali o legali trattano le persone in cerca di assistenza. Alcuni governi hanno discusso o imposto multe o balzelli per l’assicurazione medica dei non vaccinati, mentre gli amministratori degli ospedali hanno considerato l’utilizzo dello stato vaccinale come criterio del protocollo di triage. L’American Medical Association ha rilasciato una dichiarazione in cui denunciava il rifiuto di curare i pazienti non vaccinati, ma ciò non ha contrastato la narrativa in corso, basata sulla vergogna e sul trasformare in capri espiatori delle persone che scelgono di non farsi vaccinare.

Verità, potere e teorie del complotto

La fiducia è uno dei più importanti predittori dell’accettazione del vaccino a livello globale, inclusa la fiducia nei vaccini stessi. I dati mostrano che essere trasparenti sulle informazioni negative riguardo ai vaccini aumenta la fiducia nei loro confronti; Petersen et al hanno scoperto che quando le autorità sanitarie non sono trasparenti, può aumentare la ricettività a spiegazioni alternative.

Le politiche vaccinali per il COVID-19 hanno il potenziale di erodere la fiducia della popolazione e il contratto sociale nel particolare contesto della pandemia, che ha esacerbato le ansie sociali, le frustrazioni, la rabbia e l’incertezza. Quando sono stati introdotti gli obblighi vaccinali contro il COVID-19, molte comunità hanno lottato contro i lockdown e altre gravi restrizioni relative alla salute pubblica, hanno subito svariate ondate pandemiche con regole sempre diverse, che hanno diluito la fiducia della popolazione nel governo, hanno subito un impatto negativo nella loro sicurezza economica e ai loro mezzi di sussistenza e sono state esposte a una cultura del terrore indotta dai media, perpetuata da un’abbondanza di informazioni contraddittorie e confuse. Tutto ciò è avvenuto all’interno della più ampia tendenza globale di aumento delle disuguaglianze tra Nord e Sud, ricchi e poveri, nonché dell’erosione della fiducia nelle istituzioni e negli esperti.

È probabile che molte delle spiegazioni alternative della pandemia, spesso chiamate teorie del complotto, siano state ulteriormente rafforzate quando, nel 2021, le politiche vaccinali sono state attuate con la coercizione, creando un forte pregiudizio di conferma della loro ipotesi secondo cui i governi e i poteri aziendali agissero in modo autoritario. È più probabile che coloro che resistono agli obblighi e ai passaporti vaccinali abbiano scarsa fiducia nel governo e nelle istituzioni scientifiche, e queste convinzioni e sfiducia siano probabilmente cresciute a causa della propensione delle politiche pubbliche a giustificare la segregazione sociale, creando nuove forme di attivismo. Inoltre, nella discussione pubblica sui vaccini COVID-19 si sono innestate molteplici percezioni sociali e logiche relative alla scienza, alla tecnologia e al potere del settore privato e del governo, in particolare quelle legate alle capacità autoritarie della biosorveglianza. Tra queste, sono incluse le preoccupazioni riguardo all’adozione di dispositivi di localizzazione impiantabili (compresi i microchip), ID digitali, la diffusione dei sistemi di credito sociale e la censura delle informazioni online da parte di società tecnologiche e di agenzie di sicurezza statale. La pandemia di COVID-19 coincide con progressi tecnologici di vasta portata, che permettono la possibilità di effettuare nuove forme di sorveglianza statale di massa. Ad esempio, i dispositivi intradermici biocompatibili possono essere utilizzati per registrare lo status vaccinale, mentre i microchip impiantabili multifunzione (i quali possono regolare l’accesso agli edifici e ai pagamenti finanziari, proprio come i telefoni cellulari) sono ora disponibili sul mercato. Vari aspetti delle politiche sui passaporti vaccinali (dipendenti dai codici QR) combinati con queste innovazioni, così come la censura da parte delle società di social media di informazioni sulla sperimentazione clinica dei vaccini e ai loro problemi, anche da parte di fonti affidabili come il BMJ, hanno probabilmente rafforzato ed esacerbato il sospetto e la sfiducia sull’imparzialità delle policy sulla salute pubblica e sui vaccini. È altamente probabile che gli effetti di reattanza generati dalle attuali politiche vaccinali abbiano amplificato l’idea che la salute pubblica sia influenzata da potenti forze sociopolitiche che agiscono nell’interesse privato, il che potrebbe danneggiare la futura fiducia sociale nella risposta alle pandemie.

Gli effetti politici e legali delle prescrizioni, dei passaporti vaccinali e delle restrizioni

L’erosione delle libertà civili

Le politiche vaccinali qui delineate rappresentano un’ampia interferenza con i diritti dei non vaccinati. Mentre alcuni governi hanno introdotto prescrizioni e passaporti attraverso il processo democratico (ad es. Svizzera, Austria, Francia), molte politiche sono state imposte come regolamenti, decreti, ordini o direttive in stati di emergenza e attuate in modi che hanno consentito decisioni giuridiche ad hoc, irregolari o norme eccessivamente permissive nei confronti del settore privato, con responsabilità o possibilità di ricorso legale limitate in caso di violazioni dei diritti.

I passaporti vaccinali rischiano di sancire la discriminazione basata su uno status percepito di salute nella legge, minando molti diritti delle persone sane: infatti, chi non è vaccinato ma è stato precedentemente infettato può, in linea di massima, essere considerato a minor rischio d’infezione (e di esiti gravi) rispetto chi ha un doppio vaccino ma si comporta in modo incauto. Un test SARS-CoV-2 negativo settimanale è spesso visto come un compromesso sostitutivo ad una completa vaccinazione, ma ciò comporta oneri aggiuntivi (anche finanziari) per i non vaccinati, rischiando di infierirgli anche un danno reputazionale. Gli obblighi imposti dal datore di lavoro che non forniscono soluzioni ragionevoli (ad es. test, trasferimento o riassegnazione di compiti) o che richiedono la vaccinazione delle persone, anche a seguito di una precedente infezione, anche quando i dipendenti possono lavorare da remoto, costituiscono probabilmente l’imposizione sproporzionata di un intervento sanitario senza una giustificazione legata al proprio lavoro. Molti paesi hanno anche rafforzato la capacità di chiedere esenzioni religiose, mediche o filosofiche, aperte a processi decisionali poco chiari e a interferenze politiche. Forse il caso di più alto profilo finora riguarda la deportazione di un tennista di prim’ordine come Novak Djokovic, avvenuta all’Australian Open 2022 nonostante gli fosse stata concessa un’esenzione medica sulla base di una precedente infezione documentata. Mentre i media si sono affrettati a suggerire problemi nella documentazione inviata, il ministro dell’Immigrazione ha ammesso di avere avuto un risultato del test valido e che il tennista rappresentava un rischio “molto basso” per la salute degli australiani. Tuttavia, il tribunale ha stabilito come fosse ragionevole per il ministro concludere che la presenza del sig. Djokovic avrebbe potuto “promuovere il sentimento anti-vaccinazione” e quindi avere un impatto negativo sul tasso di vaccinazione e sui richiami. In tal modo, ha approvato la caratterizzazione del sig. Djokovic come una minaccia per “l’ordine civile e la salute pubblica degli australiani”. Il caso evidenzia le preoccupazioni relative alle prescrizioni e ai passaporti vaccinali, impiegati come strumento per una politica sproporzionata che aggira le libertà civili e le procedure normative.

I passaporti, che implicano la condivisione di informazioni mediche con estranei, pongono anche problemi di privacy significativi. Avendo stabilito questi precedenti nell’uso di passaporti per l’intera popolazione, è concepibile che le loro funzioni potrebbero essere ampliate nel prossimo futuro così da includere altri dati sulla salute personale, inclusi test genetici e cartelle cliniche riguardanti la salute mentale, che creerebbero ulteriori violazioni dei diritti e discriminazioni basate sullo stato biologico da parte dei datori di lavoro, forze dell’ordine, compagnie assicurative, governi e aziende tecnologiche. I passaporti per i vaccini COVID-19 hanno normalizzato l’uso dei codici QR come requisito di ingresso regolamentato nella vita sociale; in Francia e Israele, i cittadini con doppia vaccinazione hanno perso il loro “status” quando i passaporti hanno richiesto una successiva dose di richiamo nel 2021/2022. Le aziende tecnologiche che si occupano di biosorveglianza attraverso l’intelligenza artificiale e le tecnologie di riconoscimento facciale hanno ottenuto importanti contratti per implementare passaporti vaccinali e ora hanno un interesse economico nel mantenerli ed espanderne le funzioni.

Polarizzazione politica

Le politiche sui vaccini contro il COVID-19 hanno generato un intenso dibattito politico, proteste di massa e stimolato nuovi movimenti populisti con le opinioni politiche più varie. Gli studi dimostrano che mentre molti sostengono queste politiche, altri le considerano intrinsecamente coercitive, discriminatorie, sproporzionate e in contrasto con i valori liberali di autonomia corporea, libertà di scelta e consenso informato. È chiaro che le politiche attuali sono divisive e impopolari presso molte persone, anche vaccinate, e che sono diventate una fonte di scontento e rabbia collettiva, in particolare per coloro che sono stati licenziati dal lavoro oppure isolati e esclusi dalla vita sociale.

Le politiche vaccinali COVID-19 hanno la possibilità di avere un’influenza sulle prossime elezioni. Ad esempio, i partiti populisti di destra in Germania (Alternativa per la Germania), Canada (Partito Popolare) e Austria (Partito della Libertà) si sono espressi con decisione contro la segregazione medica. Dopo aver implementato la prima politica di vaccinazione obbligatoria a livello mondiale nel febbraio 2022, l’Austria l’ha sospesa 6 giorni prima che la polizia imponesse multe (con un massimo di €3600), in parte a causa di problemi legali, proteste di massa e del fatto che il tasso di vaccinazione non era notevolmente migliorato (il 20% degli adulti rimane non vaccinato). Nel 2022, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato incostituzionale l’obbligo federale di vaccinazione dell’amministrazione Biden, proprio nel momento in cui è entrato in vigore per 80 milioni di lavoratori (l’obbligo è rimasto per gli operatori sanitari); i repubblicani avevano a lungo criticato le prescrizioni. In Martinica e Guadalupe, i passaporti vaccinali hanno portato a mesi di disordini politici e proteste violente che hanno minacciato la stabilità del governo francese. Pottinger ha affermato che gli obblighi e passaporti potrebbero innescare insurrezioni e guerre civili in Sud Africa.

Proprio come gli obblighi vaccinali contro il vaiolo nel 1850 in Gran Bretagna hanno creato il primo movimento “no-vax”, la risposta alle politiche COVID-19 sta alimentando una rete globale, connessa dalle moderne tecnologie di comunicazione, contro queste misure. Queste reazioni possono contribuire a una maggiore sfiducia nei confronti degli altri vaccini e favorire nuove forme di radicalizzazione e protesta. Mentre le principali testate giornalistiche hanno espresso preoccupazione per il crescente “furore contro le vaccinazioni” proprio dell’estrema destra, e per una potenziale protesta violenta, anche i politici di centro e sinistra hanno usato questa retorica per portare avanti la propria agenda. In Canada, il primo ministro Trudeau ha utilizzato il sostegno della maggioranza per la vaccinazione obbligatoria e i passaporti per dividere l’opposizione conservatrice nelle elezioni federali del 2021. La fine delle esenzioni per i camionisti non vaccinati che attraversano il confine tra Stati Uniti e Canada ha accelerato le proteste del “convoglio della libertà” composto da camionisti all’inizio del 2022 in Canada, il quale ha portato a settimane manifestazioni che hanno occupato le strade intorno al parlamento. La protesta si è conclusa con l’inedita invocazione dell’Emergencies Act, equivalente alla legge marziale, che è stata pesantemente criticata dalle organizzazioni per la libertà civile e che includeva il congelamento dei conti bancari dei manifestanti. Negli Stati Uniti, lo stato di California e di New York (stati controllati dai democratici) hanno implementato passaporti vaccinali COVID-19 per i bambini, mentre Florida, Georgia e Texas (controllati dai repubblicani) stanno introducendo una legislazione per rimuovere del tutto gli obblighi vaccinali nelle scuole dell’infanzia. Alcuni gruppi per la libertà medica e no-vax hanno avanzato tesi sempre più false e incendiarie e, in alcuni casi, alcuni imprenditori e dipendenti che richiedevano i codici QR all’ingresso della azienda stati vittima di abusi. A loro volta, i sostenitori del vaccino hanno identificato i gruppi anti-obbligo come “no vax” e persino terroristi interni, chiedendo alle agenzie governative e alle società di social media di rafforzare la censura delle loro istanze. Le camere di riverbero hanno distorto ogni ragionevolezza nella valutazione del rischio persino in alcuni individui pro-obbligo, che ora temono che le persone non vaccinate siano “non sicure” – fisicamente, ma anche culturalmente – nonostante le prove scientifiche in merito. La polarizzazione politica e la radicalizzazione, sia anti-obbligo che pro-obbligo, aumenteranno se le politiche vaccinali punitive continueranno a restare in vigore.

La disunione nella governance sanitaria globale

Le attuali politiche vaccinali rischiano di favorire la disunione nella governance sanitaria globale. Nonostante l’OMS abbia affermato all’inizio del 2022 che i booster prolungherebbero la pandemia, contribuendo all’accumulo di vaccini e alla scarsa offerta, le università (compresi alcune facoltà di sanità globale) nei paesi ricchi hanno imposto booster per studenti e docenti sani a basso rischio, nonostante il tasso di vaccinazione sia rimasto basso in molti paesi a reddito medio/basso (LMIC). Gli sforzi per fare pressione sulle società farmaceutiche (che hanno sviluppato vaccini con il sostegno di fondi pubblici per la ricerca) perché rimuovessero la protezione dei brevetti si sono rivelati infruttuosi. Le società farmaceutiche si sono assicurate che i costi delle controindicazioni dei vaccini rimanessero a carico degli stati; a loro volta, a decine di milioni di migranti e richiedenti asilo nel mondo potrebbero essere negati i vaccini contro il COVID-19 a causa di problemi di responsabilità legale. Allo stesso tempo, alcuni scienziati etichettano i non vaccinati (come fossero un gruppo omogeneo) la fonte di future varianti (“fabbriche di varianti’) alimentando una retorica incendiaria che potrebbe aver contribuito alla scelta, pesantemente criticata, di chiudere i confini internazionali dell’Africa meridionale durante la diffusione dell’Omicron, alla fine del 2021. Ai viaggiatori internazionali, in particolare dal sud del mondo, è stato impedito di viaggiare verso paesi ad alto reddito in base al tipo di vaccino ricevuto.

Il lancio di passaporti e obblighi vaccinali è finanziariamente costoso e distoglie risorse e attenzione da altri interventi. In Canada, il governo Trudeau ha promesso 1 miliardo di dollari per i passaporti vaccinali e nello Stato di New York, il sistema di app Excelsior Pass sviluppato da IBM costerà più di 27 milioni di dollari. È importante sottolineare che concentrarsi sui “non vaccinati” come causa del collasso del sistema sanitario distoglie l’attenzione dell’opinione pubblica dai fallimenti riguardo all’equità globale e dalle profonde sfide strutturali che devono affrontare molti paesi nell’ampliare la loro offerta sanitaria. Assolve i governi dal partecipare ad altre strategie per l’apertura delle scuole e per la sicurezza degli spazi pubblici, compreso il miglioramento della ventilazione e il congedo per malattia retribuito. L’adozione globale indiscriminata delle attuali politiche sui vaccini COVID-19 può anche compromettere la sovranità nazionale, distorcendo le priorità sanitarie nei LMIC, sottraendo budget ad altre importanti priorità sanitarie e ignorando l’opinione pubblica, in una nuova forma di colonialismo vaccinale. Forse, più significativamente, è possibile che le metriche di vaccinazione si leghino ad accordi finanziari internazionali e prestiti per lo sviluppo e che le aziende farmaceutiche e tecnologiche influenzino l’adozione globale di sistemi di passaporti e politiche di obbligo per le pandemie attuali, ma anche future.

Impatti socioeconomici

L’aumento della diseguaglianza e della disparità

Storicamente, i gruppi emarginati – sia coloro che devono affrontare sfide economiche che gruppi etnici e minoritari – tendono ad avere meno fiducia nei programmi di vaccinazione ed è più probabile che siano diffidenti. Ciò solleva la possibilità che le attuali politiche vaccinali possano alimentare l’iniquità già esistente. Un rapido briefing politico del Nuffield Council on Bioethics ha sottolineato come i passaporti immunitari potrebbero ‘creare ambienti di lavoro coercitivi e stigmatizzanti’ e sono ‘più propensi a sommare che riparare… svantaggi strutturali e… stigmatizzazione sociale’. È altamente probabile che gli obblighi e i passaporti siano stati attuati in modo da discriminare gruppi svantaggiati, inclusi gli immigrati, i senzatetto, gli anziani isolati, i malati mentali, specifici gruppi culturali e religiosi, coloro che si trovano in condizioni di vita precarie e persone con determinati punti di vista e valori politici. Inoltre, le comunità che sono state storicamente soggette a sorveglianza statale, segregazione, razzismo strutturale, traumi o violenze potrebbero avere maggiori probabilità di resistere alle prescrizioni mediche obbligatorie. In Israele, i report suggeriscono che le comunità beduine e palestinesi nei Territori Palestinesi Occupati hanno dovuto affrontare grandi ostacoli per ottenere l’accesso ai vaccini, con un maggiore livello di sfiducia nei confronti della vaccinazione e maggiori barriere burocratiche all’accesso e all’utilizzo di green pass, anche quando già vaccinati. Sfide simili sono state sollevate tra i Rom europei, nelle comunità nere nel Regno Unito e negli Stati Uniti. Nel complesso, piuttosto che ampliare la capacità d’azione e rafforzare le comunità e la coesione sociale, molte attuali politiche vaccinali, comprese multe mensili per non conformità (ad es. Grecia e Austria), potrebbero funzionare per depotenziare gli individui e contribuire allo stress psicosociale e alla disarmonia a lungo termine.

Una capacità dei sistemi sanitari diminuita

La pandemia ha creato un’enorme pressione sui sistemi sanitari, contribuendo all’interruzione dei programmi di immunizzazione globali, al burnout degli operatori sanitari e degli assistenti sociali, che rischiano di peggiorare i risultati clinici per tutti i pazienti. Queste tendenze possono essere esacerbate dall’attuale spinta politica verso la vaccinazione obbligatoria contro il COVID-19 degli operatori sanitari/sociali e dal licenziamento del personale non vaccinato. Gli argomenti etici contro queste politiche sono stati delineati da altri ricercatori.

Nonostante queste considerazioni, molti paesi potrebbero perdere personale di prima linea a causa degli obblighi. Entro il dicembre del 2021, nonostante l’imminente imposizione di un obbligo vaccinale (successivamente revocato) per i lavoratori del Servizio sanitario nazionale (NHS) a contatto con i pazienti, l’8% dei medici nel Regno Unito (73’000 persone) non era vaccinato. Alla fine del 2021, il Quebec (Canada) ha ritirato l’obbligo proposto per gli operatori sanitari, adducendo la devastante carenza di personale che causerebbe nei sistemi ospedalieri (il 3% del personale, ovvero 14’000, non era vaccinato). Entrambi i casi hanno creato un immenso stress nel personale sanitario e gli amministratori. già sovraccarichi. Sono stati criticati per la loro mancanza di chiarezza e per il loro goffo processo politico.

L’esclusione dal lavoro e dalla vita sociale

Le politiche di vaccinazione COVID-19 che limitano in modo sproporzionato l’accesso delle persone al lavoro, all’istruzione, ai trasporti pubblici e alla vita sociale possono essere considerate una violazione dei diritti costituzionali e umani. Gli effetti economici della limitazione dell’accesso al lavoro possono anche avere implicazioni indirette per le persone a carico dei non vaccinati. Un sondaggio statunitense dell’ottobre 2021 ha rilevato che il 37% dei partecipanti non vaccinati (5% dei partecipanti in totale) lascerebbe il lavoro se il datore di lavoro richiedesse loro di vaccinarsi o di sottoporsi a test settimanali; questo è salito al 70% nei partecipanti non vaccinati (9% di tutti i partecipanti) se i test settimanali fossero un’opzione impraticabile. La privazione economica e lo stress dei genitori derivante da un accesso limitato al lavoro e dall’esclusione dalla vita sociale possono avere conseguenze psicologiche e di sostentamento a lungo termine su individui, famiglie e soprattutto bambini. I commentatori hanno anche evidenziato il potenziale impatto degli obblighi nella creazione di colli di bottiglia nella catena logistica di determinati prodotti e nel commercio transfrontaliero. Hanno affermato che il cambiamento delle norme e dei regolamenti vaccinali minacciano di avere un impatto negativo sulla ripresa economica generale in alcuni settori del l’economia, compreso il turismo.

L’integrità della scienza e della salute pubblica

L’erosione di principi chiave nell’etica e nella legge della sanità pubblica

Le attuali politiche vaccinali possono erodere i principi fondamentali dell’etica della salute pubblica. Come alcuni di queste prescrizioni riconoscono esplicitamente, e contrariamente alla rappresentazione dei media secondo cui “i non vaccinati sono completamente liberi di rifiutare”, molte politiche sui vaccini COVID-19 limitano in modo evidente la scelta e il normale funzionamento del consenso informato. Ciò ha messo i professionisti medici in una posizione imbarazzante, confondendo i confini tra vaccinazione volontaria e involontaria. È chiaro che molti dei vaccinati hanno compiuto la loro scelta a causa delle gravi conseguenze del rifiuto, come la perdita del lavoro, dei mezzi di sussistenza o l’accesso agli eventi sociali e ai viaggi. Dovremmo soffermarci a riflettere fino a che punto le politiche attuali, e il modo in cui vengono applicate in ambito clinico, creano un precedente per l’erosione del consenso informato in futuro e influiscono sull’atteggiamento della professione medica nei confronti di chi è si oppone a sottoporsi a una specifica procedura medica.

Secondo l’etica vigente, il principio di proporzionalità richiede che i benefici di un intervento di salute pubblica debbano superare le restrizioni alla libertà e gli oneri associati. Violerebbe il principio di proporzionalità imporre restrizioni significative alla libertà (e/o danni) in scambio di banali benefici per la salute pubblica, in particolare quando sono disponibili altre opzioni. Le prove scientifiche dimostrano che l’efficacia degli attuali vaccini COVID-19 sulla riduzione della trasmissione è limitata e temporanea, probabilmente inferiore nei gruppi di età più giovani che sono destinatari di obblighi vaccinali e passaporti a cui una precedente infezione fornisce, grosso modo, benefici comparabili. È probabile che l’efficacia delle imposizioni vaccinali nel ridurre la trasmissione sia inferiore a quanto molti si sarebbero aspettati e diminuisca nel tempo. Questi problemi sono stati ampiamente discussi nella pubblica arena, sollevando l’idea che molte attuali politiche vaccinali non sono più guidate dalla scienza più all’avanguardia, ma vengono piuttosto utilizzate per punire i non vaccinati e per plasmare l’opinione pubblica all’obbedienza. Alcuni governi lo hanno ammesso pubblicamente; nelle parole del presidente francese Emmanuel Macron, l’obiettivo è “far incazzare [i non vaccinati]… fino alla fine. Questa è la strategia.’ L’obbligo di una terza dose per i ragazzi che frequentano il college o l’università in America è stato ampiamente discusso dai media statunitensi, nonostante la mancanza di prove di un beneficio clinico sostanziale e, al contrario, con prove di rischio – ridotto ma comunque significativo – di miocardite, che si aggrava con ogni dose. I paesi scandinavi hanno adottato un approccio precauzionale e volontario nelle loro raccomandazioni per la vaccinazione dei bambini. Le autorità svedesi affermano che “[a causa] di un basso rischio di malattie gravi per i bambini, non c’è alcun chiaro vantaggio nel vaccinarli”. Ciò rafforza la percezione che gli attuali obblighi vaccinali scolastici contro il COVID-19 (ad esempio, in California) siano sproporzionati, soprattutto perché gli studi sulla sicurezza nei bambini piccoli rimangono relativamente scarsi.

La proporzionalità è anche una condizione chiave dal punto di vista costituzionale e dei diritti umani. I requisiti formali dei test di proporzionalità legale, che differiscono leggermente a seconda della giurisdizione e del contesto, riflettono generalmente un bilanciamento simile a quello dell’etica della salute pubblica. In parte a causa della moderazione richiesta dalla legge quando si tratta di valutare la ragionevolezza di complessi interventi politici, diversi tribunali, corti e comitati per i diritti umani e giudici del lavoro hanno mantenuto obblighi proporzionati o hanno rilasciato dichiarazioni sulla loro legittimità. Ciò sembra aver portato a una diffusa supposizione che gli obblighi non siano giuridicamente problematici. Ma un requisito comune di proporzionalità legale è che non siano disponibili altre misure di restrizione dei diritti che possano ragionevolmente raggiungere l’obiettivo chiave della salute pubblica. L’adeguamento al posto di lavoro, o le alternative alla vaccinazione, come i test, dovrebbero essere e sono state spesso identificate da tribunali e giudici come un elemento centrale della legalità degli obblighi. obblighi che impongono la vaccinazione incondizionata, quelli che ignorano le precedenti infezioni, e coloro che ignorano un variabile equilibrio rischio/beneficio a seconda di sezioni specifiche della popolazione, dovrebbero essere considerati sospetti dal punto di vista della proporzionalità legale. Quando i cittadini percepiscono gli obblighi come eticamente e legalmente problematici e in violazione delle norme stabilite del consenso informato e della proporzionalità, ciò eroderà la fiducia nella salute pubblica e nelle istituzioni scientifiche e persino nei tribunali che hanno approvato o promosso attivamente tali politiche. Ciò presenta un difficile paradosso per esperti e autorità: gli scienziati e le organizzazioni pro-obbligo arriveranno a riconoscere che obblighi e passaporti sono risposte politiche sproporzionate? Un aspetto chiave nella creazione della fiducia nella scienza e nella salute pubblica riguarda il riconoscimento aperto di quando gli esperti hanno avuto torto e quando le politiche sono risultate mal concepite; tuttavia, sembra che molti funzionari abbiano raddoppiato la loro fede nelle narrazioni da essi promulgate. Ciò può minare i criteri etici e legali chiave delle loro politiche e avere effetti dannosi sull’integrità della salute pubblica in quanto tale.

L’erosione della fiducia nel controllo normativo

I vaccini COVID-19 sono stati sviluppati in tempi record per soddisfare un’urgente esigenza di salute pubblica e sono stati accettati da miliardi di persone, prevenendo decessi, gravi ospedalizzazioni e conseguenze a lungo termine da SARS-CoV-2. I vaccini COVID-19 hanno anche generato almeno 100 miliardi di dollari di profitto per le aziende farmaceutiche, in particolare Pfizer. L’accettazione di obblighi e passaporti – e la retorica sui “no vax” – hanno contribuito a un cambiamento culturale nelle norme di trasparenza e sulla responsabilità scientifica e aziendale?

I governi si sono rifiutati di rivelare i dettagli dei contratti con i produttori, anche per dosi aggiuntive o vaccini di “nuova generazione”. I vaccini in genere non sono approvati fino a quando non vengono raccolti due anni di dati di follow-up, ma data l’urgenza della pandemia e all’armonizzazione internazionale di nuove normative agili, i nuovi vaccini mRNA COVID-19 sono stati posti in uso d’emergenza in Europa e Nord America alla fine del 2020. Si teme che, nella nebbia della crisi, la politica sui vaccini sia guidata dai produttori di vaccini piuttosto che dalla revisione scientifica e normativa indipendente. Ad esempio, nell’aprile 2021, Moderna ha informato i propri investitori che si aspettavano un solido “mercato dei booster dovuto alle varianti” come fonte di profitti. Allo stesso modo, Albert Bourla, CEO di Pfizer, ha suggerito che sarebbe necessaria una quarta dose di vaccino, senza studi clinici o alcuna valutazione indipendente che i benefici delle dosi successive siano superiori a qualsiasi rischio, né alcuna considerazione delle mutevoli dinamiche cliniche dovute alla variante Omicron. Questo si aggiunge alla sfiducia sul processo decisionale sull’uso dei vaccini e sui conseguenti obblighi. Il pubblico è a conoscenza della lunga storia di criminalità delle aziende farmaceutiche, risolte in sede penale e civile per miliardi di dollari, Pfizer inclusa, in parte derivante da pratiche di marketing e false dichiarazioni sulla sicurezza e l’efficacia dei farmaci.

La natura degli obblighi, passaporti e restrizioni ha accresciuto le richieste pubbliche di responsabilità scientifica e trasparenza, che si sono dimostrate fondamentali per creare fiducia a lungo termine nella vaccinazione. Ciò ha accresciuto la necessità di tracciare diligentemente tutti i segnali di sicurezza per le controindicazioni in ​​specifici settori demografici e esplorare le tendenze della mortalità complessiva della popolazione e anche di potenziali effetti non specifici. Tuttavia, i dati della sperimentazione clinica originale ancora restano non disponibili ad un esame scientifico indipendente; un whistleblower ha sollevato importanti preoccupazioni sull’integrità dei dati e sulle pratiche di supervisione normativa presso una società a contratto che collaborava agli studi clinici di Pfizer negli Stati Uniti. Dopo una richiesta posta attraverso il Freedom of Information Act (FOIA) da parte di un’associazione della società civile (vedi: https://phmpt.org), la Food and Drug Administration (FDA) statunitense ha richiesto (richiesta che, infine, è stata negata da un giudice federale) che trascorressero 75 anni per la completa pubblicazione dei documenti interni e delle comunicazioni relative al processo normativo tra FDA e Pfizer. Nel settembre 2021, un comitato consultivo della FDA ha votato 16-2 contro l’uso dei booster da parte di giovani adulti sani negli Stati Uniti, ma è stato scavalcato dalla Casa Bianca e dal CDC, fatto che ha portato alle dimissioni dei due massimi esperti di vaccini dell’FDA. Tali sforzi hanno aumentato la percezione che le agenzie di regolamentazione fossero state “catturate” dall’industria farmaceutica e sono prone ad ignorare un rapporto di effetti avversi più alto del solito al fine di controllare la pandemia. Sono state espresse preoccupazioni per la mancanza di un giusto processo in seguito alle richieste di risarcimento per danni da vaccino, le quali devono essere sostenute dai governi e non dalle aziende farmaceutiche. Un video di una tavola rotonda del Congresso degli Stati Uniti sugli eventi avversi del vaccino COVID-19, con individui i cui danni da vaccino sono stati confermati da studi clinici originali, un medico militare statunitense e Peter Doshi (editore senior del BMJ) è stato rimosso in modo permanente da YouTube. Queste pratiche non rafforzano la fiducia nel fatto che le autorità siano trasparenti o applichino standard ottimali per la sicurezza normativa, nell’efficacia e nella qualità di questi nuovi vaccini, i cui standard dovrebbero probabilmente essere più rigorosi, dato il precedente legale fornito da obblighi e passaporti.

Conclusioni

L’adozione di nuove politiche vaccinali ha provocato contraccolpi, resistenze e polarizzazioni. È importante sottolineare come queste politiche non siano viste come “incentivi” o “sproni” da percentuali sostanziali della popolazione, specialmente nei gruppi emarginati, scarsamente serviti dalla sanità pubblica o a basso rischio di COVID-19. Negare agli individui l’istruzione, i mezzi di sussistenza, l’assistenza medica o la vita sociale a meno che non vengano vaccinati, soprattutto alla luce dei limiti dei vaccini attuali, può essere considerato in contrasto con principi costituzionali e bioetici, specialmente nelle democrazie liberali. Mentre il sostegno pubblico si è consolidato intorno a queste politiche in molti paesi, dovremmo riconoscere che le cornici etiche sono state progettate per garantire che i diritti e le libertà siano rispettati anche durante le emergenze di salute pubblica.

Le politiche vaccinali possono essere uno strumento importante nella promozione del diritto alla salute, ma devono essere proporzionate e concepite per raggiungere un obiettivo ben definito. Alcuni di coloro che difendono le attuali restrizioni basate sullo status vaccinale sembrano accettare con troppa nonchalance che queste misure siano in effetti proporzionate; che non siano più restrittive del necessario; che siano efficaci nel prevenire la trasmissione e proteggere l’intero sistema sanitario dal collasso; e che non ci siano opzioni disponibili oltre a obblighi punitivi, passaporti e segregazione. Come illustrato sopra, riteniamo che le attuali politiche sui vaccini abbiano fallito su tutti questi fronti e non siano più adatte allo loro scopo.

Incoraggiamo scienziati sociali e comportamentali, bioetici, epidemiologi, studiosi di diritto e altri a valutare i benefici e i danni delle politiche di vaccinazione contro il COVID-19, insieme un più ampio dibattito multidisciplinare. Le valutazioni empiriche possono o meno convalidare le preoccupazioni presentate in questo documento, ma la loro creazione è fondamentale nell’impegno di politici, scienziati e organizzazioni perché le politiche attuali, le quali riguardano soltanto i non vaccinati e coloro che sono stati vaccinati a causa di minacce e pressioni, siano riconsiderate. Il COVID-19 non sarà l’ultima emergenza sanitaria pubblica ed è fondamentale comprendere i motivi per cui questi approcci sono stati adottati e fornire prove solide per migliorare la futura elaborazione di politiche sanitarie emergenziali. In caso negativo, la propensione a prescrizioni, passaporti, restrizioni, multe e punizioni rischia di diventare una risposta politica accettata per la prossima pandemia, indipendentemente dal fatto che tali politiche siano veramente efficaci, etiche e socialmente dannose.

Se le politiche attuali continueranno, le burocrazie e la società associate alla salute pubblica dovranno aumentare la coercizione per affrontare la resistenza attuale e futura e, nel mentre, giungeranno a perseguire strategie più affini al lavoro della polizia che non della salute pubblica. Potremmo anche vedere le forze politiche insistere sul corso presente e utilizzare chi ha scelto di non vaccinarsi come uno strumento collettivo, psicologico e politico, come capro espiatorio, per rafforzare una falsa nozione di sicurezza tra le persone vaccinate che aspirano a riprendere la normale vita sociale ed economica. I responsabili politici dovrebbero riflettere sulla necessità di far rispettare quello che è essenzialmente un nuovo sistema sociale a due livelli, basato sulla segregazione, e su come questo influenzerà i diversi gruppi sociali ora e in futuro, dal punto di vista comportamentale, politico e socioeconomico, nonché l’impatto di tali politiche sulla integrità della scienza e della stessa salute pubblica. Esistono altre opzioni per affrontare la pandemia e non è troppo tardi per tornare a misure di salute pubblica non coercitive, che includano un linguaggio pro-sociale e una leadership comunitaria per la vaccinazione, in particolare per la protezione dei gruppi ad alto rischio. I futuri investimenti per ampliare la capacità della salute pubblica, in particolare gli operatori sanitari, i quali costruiscono rapporti di fiducia lavorando nelle comunità, sarà essenziale per impegnarsi in riforme positive. Anche il miglioramento della trasparenza dei dati, dell’indipendenza dei media e dell’ampio dibattito pubblico e del controllo sulle politiche sui vaccini COVID-19 sarà essenziale per mantenere la fiducia della popolazione, per aiutarla a comprendere meglio i rischi e i benefici dell’uso continuato dei vaccini attuali e per arricchire la ricerca su quali siano i possibili miglioramenti e le politiche future.

Fonte originale (corredata di numerose note):  https://gh.bmj.com/content/7/5/e008684

Traduzione per www.Alternativa.it a cura di Massimo Spiga.

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