IL VIAGGIO DELLA MORTE DEI BEAGLE DESTINATI ALLA SPERIMENTAZIONE. INVESTIGAZIONE INTERNAZIONALE

martedì 8 Agosto 2023

Comunicato Stampa Cadapa

L’ investigazione internazionale di cui Cadapa ha l’esclusiva in Italia, dimostra con video, foto e dati le spedizioni dei beagle dai centri di allevamento negli Stati Uniti della Marshall e della Envigo (prima della loro definitiva chiusura) alla Danimarca. I cuccioli, come pacchi e giunti in transito in Danimarca, sono poi destinati in altri paesi Europei e in Inghilterra, fino alla loro tragica morte nei laboratori di sperimentazione. “Come Cadapa siamo parte attiva dell’azione intrapresa in questi giorni per denunciare questo ennesimo scandalo, insieme alle associazioni negli Stati Uniti (Peta), Danimarca (Anima), Inghilterra (Camp beagle), Francia, Germania, Olanda, Belgio, Spagna eSvezia. Soltanto in Italia dal 4/8/2021al 23/2/2023 secondo i dati elaborati, sarebbero arrivati in Italia 958 beagle, destinati ai laboratori di sperimentazione dell’Evotec-Aptuit (Verona) e dell’Accelera (Nerviano, Mi). Il video che mostriamo in esclusiva riguarda proprio il carico di cuccioli destinato ad Aptuit, e che, come le investigazioni dimostrano, per moltissime ore non solo sono costretti in angusti trasportini e caricati su voli cargo dagli Stati Uniti, ma, come verificabile dalle foto in allegato, non mangiano e non bevono per moltissime ore, sicuramente troppe. E non solo.” dichiara Paolo Bernini, Vicepresidente di Cadapa. E a riguardo la dott.ssa Maria Chiara Catalani, medico veterinario comportamentalista e Past President della Sisca (Società Italiana Scienze del comportamento) fa rilevare che: “Le immagini mostrano inequivocabilmente le condizioni di profondo stress cui sono sottoposti i cuccioli e i guaiti sono ulteriori segnali di disagio e di paura. Si tratta di modalità di gestione sulle quali è necessario che si intervenga perché, anche in tali ambiti, la normativa chiarisce che debbano essere rispettate le esigenze fisiologiche ed etologiche, anche in cani allevati e destinati ad uso sperimentale.” Non da meno la valutazione del Prof. Roberto Marchesini, medico veterinario, zooantropologo e Presidente Siua ( Istituto di formazione zooantropologica) che dichiara: “Trattare dei cuccioli come se fossero materiale inerte, senza tener conto dei minimi requisiti di benessere, anche in relazione al fatto di essere in età evolutiva e quindi bisognosi di particolari accortezze, che sconsigliano questo tipo di viaggio e questo metodo di trasporto, è al di fuori di ogni parametro di base del benessere animale. Se poi pensiamo a quanto deve l’essere umano, storicamente e antropologicamente, al rapporto con il cane, non è solo la scienza a stigmatizzare questa operazione, ma anche la coscienza etica ne è scossa.” A ciò si aggiunga che tutti i beagle provenienti dagli Stati Uniti hanno il tatuaggio auricolare, come certifica la Presidente di Beagle Freedom Project Usa Avvocato Shannon Keith (https://bfp.org, certificato in allegato) e che, anche per questo, IIlaria Ferri, direttore scientifico di Cadapa fa rilevare che: “I beagle della Marshall che arrivano in Italia hanno tutti il tatuaggio auricolare, aspetto già trattato durante il processo di Green Hill; infatti questa pratica obsoleta e dolorosa è stata condannata e riconosciuta come maltrattamento, anche perché viene praticata unicamente per comodità e risparmio economico. Inoltre questi cani, al loro ingresso in Europa, dovrebbero essere già dotati di microchip in linea con gli standard ISO-117845, ed invece sappiamo che, per esempio, i microchip vengono apposti in Evotec/Aptuit, come da essi stessi dichiarato durante un incontro con le due parlamentari di Alternativa, Emanuela Corda e Arianna Spessotto, nel maggio 2022 in cui ero presente.” A seguito delle prove dell’investigazione, gli uffici legali di Cadapa, hanno presentato un esposto in Procura, corredato da video, foto nonché dai dati elaborati. “Abbiamo inoltre richiesto, con carattere di urgenza, un incontro con il Ministro della Salute, non soltanto per esporgli personalmente le risultanze dell’ investigazione e per richiedere che vengano effettuate le dovute ed immediate verifiche, ma anche per richiedere l’urgente modifica del decreto del precedente Governo, pubblicato in GU il 5/8/2021- “Disciplina sulla formazione degli addetti ai compiti e alle funzioni di cui all’art 23, comma 2 del decreto legislativo n.26/2014 in materia di protezione degli animali utilizzati a fini scientifici” che consente a qualunque dipendente dei laboratori di vivisezione, senza alcuna competenza specifica, di sottoporre gli animali ad eutanasia. Mentre è chiaramente il medico veterinario che ha dei doveri e delle responsabilità ed anche le specifiche competenze per sottoporre gli animali ad eutanasia farmacologia e di cui risponde personalmente, sia in termini etici e di coscienza, che legali. É inaccettabile che a praticare un atto medico, per altro così delicato, in un momento di estrema sofferenza, possano essere dipendenti dei laboratori di sperimentazione senza alcuna professionalità. È un argomento gravissimo e, infatti, è la stessa Federazione Nazionale degli Ordini dei medici veterinari italiani (FNOVI) ad aver promosso un ricorso straordinario al Capo dello Stato. Così come risulta ormai improcrastinabile rendere più snella la pratica che consentirebbe ad alcune specie animali di poter essere introdotte nelle famiglie, successivamente ad un periodo di adeguata riabilitazione, dopo il loro sfruttamento nei laboratori di ricerca. Al momento ci risulta che soltanto lo 0,1% di questi sopravviva agli esperimenti e venga dato in adozione. È per noi fondamentale e dirimente relegare la sperimentazione animale al passato, anche in ragione degli ennesimi studi pubblicati e che dimostrano la fallacia di una pratica crudele, obsoleta e non predittiva, anzi, che impedisce il reale progresso della scienza medica e quindi non tutela la salute dei cittadini, sperpera denaro e sacrifica la vita di almeno seicentomila animali che ogni anno sono massacrati nome della “cattiva scienza”, come la definisce Thomas Hartung, già direttore dell’ECVAM ( Centro Europeo per la Validazione dei Metodi Alternativi), ora professore e ricercatore di tossicologia presso la Johns Hopkins University.” conclude Tony Curcio, Presidente Cadapa.

CREDIT: video/foto: Anima Denmark,https://anima.dk – dati: www.thecampbeagle.com, Facebook:campbeagleofficial, Twitter: camp_beagle, Instagram: @thecampbeagle

Per informazioni, approfondimenti ed interviste contattare: Ilaria Ferri, direttore scientifico, email: ilariadelfinaferri.68@gmail.com, cell 3898743614

*Bibliografia Hartung, T, 2019. Conference article on predicting toxicity of chemicals: software beats animal testing. EFSA Journal 2019;17(S1):e170710, 8 pp. https://doi.org/10.2903/j.efsa.2019.e170710

Thomas Luechtefeld, Dan Marsh, Craig Rowlands, Thomas Hartung, Machine Learning of Toxicological Big Data Enables Read-Across Structure Activity Relationships (RASAR) Outperforming Animal Test Reproducibility, Toxicological Sciences, Volume 165, Issue 1, September 2018, Pages 198– 212, https://doi.org/10.1093/toxsci/kfy152

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